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Diritti al punto

Newsletter di Amnesty International Lazio

Giugno 2024

Cari lettori e care lettrici,

Julian Assange è libero. “Amnesty International accoglie con favore la notizia positiva della liberazione di Julian Assange dopo cinque anni di detenzione nel Regno Unito.” Con queste parole, Agnès Callamard, Segretaria Generale di Amnesty International ha commentato la notizia della liberazione di Assange che mette un punto alla sua lunga storia e alla fine della detenzione. Ripercorriamo la vicenda di Julian Assange fino alla sua liberazione. 

Il protocollo Italia-Albania sui migranti è diventato legge. Dopo i passaggi parlamentari che hanno portato alla sua approvazione, proponiamo un’analisi del contenuto dell’accordo alla luce delle condizioni di attuazione e delle preoccupazioni che emergono sul fronte della tutela dei diritti umani e del rispetto del diritto internazionale. 

Dal 31 maggio al 2 giugno, si è svolta a Ravenna la 39ma Assemblea Generale di Amnesty International Italia. Un’occasione per parlare delle campagne in corso, dell’attivismo, ma anche per ascoltare testimonianze e dare spazio ad altre realtà associative che si impegnano, come Amnesty, per difendere i diritti umani. Abbiamo conosciuto la storia di Norma Bargetzi-Horisberger e Bruna Molinari attiviste di "KlimaSeniorinnen" Anziane per il clima – Svizzera. Con la loro azione di denuncia, hanno portato la Svizzera di fronte alla Corte Europea dei diritti dell’uomo e vinto la loro battaglia, vedendosi riconoscere il diritto alla protezione del clima come diritto umano. 

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Buona lettura!

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La liberazione di Julian Assange

Licenza: Wikimedia Commons

La storia di Julian Assange, il giornalista e attivista australiano, conosciuto per la sua collaborazione con il sito WikiLeaks, giunge al suo epilogo. Dopo 15 lunghi anni, Julian Assange è libero.

Julian Assange "può lasciare quest'aula da uomo libero", ha dichiarato la giudice Ramona Manglona al termine dell’udienza. Così, dopo una pena detentiva di 5 anni nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh nel Regno Unito e 14 anni di vicissitudini legali, Assange ha riacquisito, seppur giuridicamente colpevole, la sua libertà. 

Il co-fondatore di WikiLeaks ha riabbracciato i suoi familiari a Canberra dopo che il tribunale statunitense di Saipan ha accettato il patteggiamento, stante la sua dichiarazione di colpevolezza.  Assange non potrà fare ritorno negli Stati Uniti: come annunciato dal Dipartimento di Giustizia americano occorrerebbe un’autorizzazione, in caso di ingresso. 

Secondo l’accordo di patteggiamento infatti Assange risulta colpevole di un solo capo d'accusa, quello relativo all’aver ottenuto e divulgato informazioni sulla difesa nazionale statunitense: "ho incoraggiato la mia fonte", la soldatessa statunitense Chelsea Manning, "a fornire materiale classificato", ha dichiarato Assange. Tale accusa prevede una pena di 62 mesi di carcere che, in ogni caso, Assange ha già scontato considerando gli anni di detenzione nel Regno Unito, da qui quindi la sua libertà immediata. 

Sollievo per la vita di Assange che può finalmente ripartire, il Governo australiano ha dichiarato che il caso si era “trascinato fin troppo a lungo”. 

Amnesty International, da anni impegnata affinché le accuse contro Assange fossero ritirate, ha espresso, per il tramite di Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, soddisfazione per la liberazione del giornalista. 

“Amnesty International rende omaggio al lavoro della famiglia di Julian Assange, dei suoi sostenitori, dei suoi avvocati, delle organizzazioni per la libertà di stampa e di molti altri all’interno del mondo dell’informazione e non solo, che lo hanno sostenuto e hanno difeso i principi fondamentali che dovrebbero essere alla base del diritto della società all’informazione e alla giustizia. Continueremo a lottare per il loro pieno riconoscimento e rispetto da parte di tutti”, ha affermato la segretaria. 

Il lascito, dopo anni di battaglie per la libertà di stampa, di espressione e per la liberazione di un uomo, Assange, simbolo di tutti coloro per cui tali diritti sono stati posti in sordina, è la speranza che questi fatti non finiscano nel dimenticatoio, che la memoria storica rimanga e determini una costante valorizzazione dei diritti che sono ancora continuamente minacciati. 

Alcuni opinionisti e giornalisti hanno espresso preoccupazione sul rischio di un pericoloso precedente che potrebbe minare la libertà di stampa e dei giornalisti investigativi. Il quotidiano tedesco Die Tageszeitung parla di una “vittoria a metà” perché Assange “ha dovuto dichiararsi colpevole dell'accusa che colpisce il lavoro dei giornalisti alle prese con documenti arrivati dalle loro fonti”. Inoltre, aggiunge che “Assange e Manning sono stati perseguitati ma gli autori dei crimini di guerra no, un buon motivo per cui le organizzazioni per i diritti umani e mezzi d'informazione continuino a esercitare la loro critica”.

Per approfondimenti: 

La posizione di Amnesty International 

Scrivi il tuo messaggio di auguri per Assange .

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Il protocollo Italia-Albania è legge. Rimangono i dubbi sull’impatto sui diritti umani

Autore: Sandor Csudai

Lo scorso 6 novembre 2023, Italia ed Albania hanno firmato un accordo per creare sul territorio albanese due strutture per le procedure di frontiera o di rimpatrio dei migranti soccorsi in mare da navi dello Stato italiano.

I due centri potranno ospitare fino a 3 mila persone contemporaneamente e fino a 36 mila persone all’anno, se le procedure necessarie per accertare la sussistenza dei requisiti di ingresso in Italia, verranno effettuate nei tempi giusti per cui ciascun migrante non permanga più di 28 giorni presso tali centri.

L'accordo è stato siglato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal Primo Ministro albanese Edi Rama sulla base di pregressi accordi italo-albanesi (Trattato di Amicizia e di Collaborazione tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Albania del 13/10/1995 e il Protocollo tra il Ministero dell’interno della Repubblica italiana e il Ministero dell’interno della Repubblica di Albania per il rafforzamento della collaborazione bilaterale nel contrasto al terrorismo e alla tratta di essere umani del 3/11/2017). 

Inizialmente il Governo italiano riteneva di non sottoporre il Protocollo alla ratifica del Parlamento, considerandolo un memorandum di intesa. Successivamente, il Governo ha deciso che dovesse essere sottoposto all’autorizzazione parlamentare, tenuto conto soprattutto di quanto stabilisce l’art.80 della Costituzione. Il testo di legge è stato approvato dalla Camera dei Deputati, senza alcun emendamento, il 25 gennaio 2024, nonostante gli esperti sentiti dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera abbiano messo in luce punti di forza e criticità del testo, in relazione al diritto internazionale e dell’Unione europea, del diritto amministrativo e del diritto costituzionale. In Senato non è stato diverso.

La Premier Giorgia Meloni lo scorso 5 giugno si è recata in visita in Albania, per visitare i luoghi dove sorgeranno le due strutture che dovrebbero essere operative già dal prossimo agosto.

I due centri saranno gestiti completamente da personale italiano e ricadono sotto la giurisdizione italiana in materia di migrazione, protezione internazionale ed accoglienza. 

Il Protocollo (ora legge 14/2024) stabilisce che nei centri possano essere portate solo persone imbarcate su mezzi delle autorità italiane al di fuori del mare territoriale della Repubblica italiana o di altri Stati membri dell’Unione europea.

Durante la discussione parlamentare il Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Edmondo Cirielli, ha affermato che a bordo delle navi verrà effettuato uno “screening preventivo”, precisando che rimane la possibilità di effettuare eventuali, ulteriori valutazioni delle condizioni di vulnerabilità anche in un momento successivo allo sbarco in Albania. Non è chiaro infatti come potrebbe essere effettuato lo screening per individuare i soggetti non espellibili, come minori non accompagnati, donne in stato di gravidanza, vittime di tortura e altre persone definite vulnerabili, per i quali la legge italiana impone il divieto di espulsione, sancito dall’art. 19 del Testo unico sull’immigrazione.  Su ogni nave dovrebbe essere garantita la presenza di mediatori culturali, medici, psicologi, in grado di valutare le condizioni psico-fisiche dei migranti, spesso segnate dalla paura e dal disorientamento.  

Lo scorso 19 gennaio, Amnesty International Italia aveva chiesto al Governo italiano “di astenersi dal ratificare e attuare l’accordo, per garantire che le persone in cerca di protezione internazionale abbiano accesso a procedure di asilo efficaci e a un'accoglienza dignitosa sul proprio territorio, anche attraverso maggiori opportunità di accedere a percorsi sicuri e regolari”.

 

In attesa che l’Unione Europea si esprima sulla legge, lo scorso novembre  il servizio giuridico della Commissione Europea ha ultimato la valutazione preliminare dell’intesa, dichiarando che  “non viola il diritto dell’Ue, è al di fuori del diritto Ue“, ma considerato il fatto che nei due centri costruiti su territorio albanese la giurisdizione è italiana, si dovrà comunque rispettare la legislazione europea in materia di asilo e migrazione, stante che l’Italia è un Paese membro dell’Unione Europea.

 

Il 10 aprile 2024 il Parlamento europeo ha approvato dieci testi legislativi che riformano la politica europea sulla migrazione e l'asilo. A proposito del regolamento sugli “Accertamenti alle frontiere dell'UE”, la relatrice dell’emendamento Birgit SIPPEL conclude così:

“Il nuovo patto su migrazione e asilo comprende un nuovo regolamento completo sullo screening che introdurrà controlli per tutti i cittadini di paesi terzi che entrano irregolarmente nell’UE per quanto riguarda identità, sicurezza, salute e vulnerabilità. Una parte vitale del regolamento è il meccanismo di monitoraggio dei diritti fondamentali, che garantirà il rispetto del diritto comunitario e internazionale durante lo screening”.

Restano le preoccupazioni, già manifestate da Amnesty, sulle conseguenze che l’accordo Italia-Albania, divenuto ormai legge, possa avere sui diritti umani. 

 

Approfondimenti

Leggi richiamate nel Protocollo:

Testo unico sull’immigrazione, di cui al d.lgs. 286/1998, il d.lgs. 251/2007 di attuazione della c.d. direttiva qualifiche (dir. 2004/83/CE), il d.lgs. 25/2008 di attuazione della c.d. direttiva procedure per il riconoscimento della protezione internazionale (dir. 2005/85/CE), il d.lgs. 142/2015 di attuazione della direttiva accoglienza (dir. 2013/33/UE).

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La storia di Norma Bargetzi-Horisberger e Bruna Molinari del movimento "KlimaSeniorinnen"

Licenza: Wikimedia Commons

A fine maggio scorso, precisamente dal 31 maggio al 2 giugno, si è svolta a Ravenna la 39ma Assemblea Generale di Amnesty International Italia. L’Assemblea Generale è un’occasione importantissima sia per le persone attiviste del movimento che per le persone socie, in quanto si esprime il valore democratico dell’associazione attraverso l’espressione di voto sulle relazioni annuali della Presidenza, della Tesoreria Nazionale e del Comitato Direttivo, nonché su eventuali proposte di modifiche allo Statuto o ai Regolamenti (le cosiddette mozioni). L’Assemblea Generale è inoltre un appuntamento con l’agenda di Amnesty, un’occasione per parlare delle campagne in corso, dell’attivismo, per ascoltare testimonianze, ed è anche uno spazio per momenti di incontro e dialogo con altre realtà associative e con persone che si impegnano, come Amnesty, per difendere i diritti umani. 

Tra i temi della scorsa AG, la campagna di Amnesty International “Proteggo la protesta”, trattata nelle varie declinazioni. Durante la seconda giornata di Assemblea, in particolare si è parlato delle proteste delle persone attiviste per il clima e dei recenti, nonché spiacevoli, tentativi di repressione da parte delle forze dell’ordine che si sono verificati in alcune manifestazioni in Italia. Abbiamo ascoltato la testimonianza di Martina Comparelli, attivista di Fridays for Future Milano e dialogato con Alessandro Giannì, Direttore Campagne di Greenpeace Italia e Ludovico Basili, attivista ambientale, collaboratore dell’Osservatorio Repressione. 

I fatti accaduti in Italia durante le recenti manifestazioni per la tutela dell’ambiente e per le questioni climatiche sono alquanto allarmanti. Amnesty International, nel manifesto della campagna “Proteggo la protesta” ribadisce che ogni forma di protesta o manifestazione pacifica debba essere protetta e garantita, che il diritto di protesta e di manifestazione debba essere tutelato e che bisogna porre fine alle detenzioni arbitrarie e alla criminalizzazione delle persone che manifestano, nonché all’uso illegale della forza da parte delle forze di polizia. 

Pur condannando ogni forma di deturpamento e vandalismo che colpisce le opere d’arte e i monumenti, si ribadisce l’importanza di manifestare e di esprimere il proprio dissenso di fronte a scelte governative, iniziative parlamentari, quale forma di libera espressione del pensiero che va sempre tutelata. 

In particolare si cita il ricorso al foglio di via da parte della Questura nei confronti dei manifestanti del movimento NoTav come strumento di repressione della protesta e di limitazione della libertà di dissenso. Inoltre, nei mesi recenti si sono registrati casi di uso spropositato degli idranti da parte delle forze di polizia nei confronti di persone che partecipavano ad un presidio NoTav. 

Di grande interesse è stata la testimonianza delle attiviste di "KlimaSeniorinnen", Anziane per il clima - Svizzera, Norma Bargetzi-Horisberger e Bruna Molinari. “Come nonna e madre, penso che abbiamo il diritto di avere un clima migliore di quello che abbiamo noi” – queste le parole di Bruna che nel 2023, insieme ad altre attiviste, ha presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU).  L’Associazione, sostenuta da Greenpeace, ha presentato un’azione contro la Svizzera per chiedere misure concrete di contrasto ai cambiamenti climatici che minacciano il loro diritto alla vita, in particolare provvedimenti volti a impedire un aumento della temperatura globale di oltre 1,5° C. Il 9 aprile scorso, con una sentenza storica, la CEDU ha riconosciuto il diritto alla protezione del clima come diritto umano e ha stabilito che la Svizzera, non sta adottando le misure necessarie per contenere il riscaldamento globale, violando l’art.8 e l’art. 6 della Convenzione Europea per i diritti umani. La sentenza rappresenta una pietra miliare per la giustizia climatica, come ha spiegato Cordelia Bähr, a capo del team legale delle Anziane per il clima: «Questa decisione sarà di grande importanza per ulteriori cause sul clima contro Stati e aziende in tutto il mondo e aumenterà le loro possibilità di successo, mostra ai cittadini, ai giudici e ai governi di tutta Europa cosa è necessario fare in termini di protezione del clima per rispettare i diritti umani».

La sentenza non è un punto di arrivo per le Anziane per il clima, bensì un punto di partenza per poter continuare la battaglia di tuttə attraverso la denuncia climatica. 

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Hanno contribuito a questa pubblicazione: Francesca Cocozza, Giulia Solferino e Laura Guerri

Grafica: Stefano Gizzarone 

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