Il 5 dicembre scorso Amnesty International ha presentato il Rapporto sulla situazione a Gaza attribuendo ad Israele la responsabilità del crimine di genocidio nei confronti della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza. Il rapporto è la conclusione di una lunga e consistente attività di monitoraggio, ricerca e raccolta di prove svolta da Amnesty International. Secondo l’organizzazione, i palestinesi di Gaza rientrano tra i gruppi protetti dalla Convenzione ONU per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1948, che tutela gruppi nazionali, etnici, razziali o religiosi, identificandoli come un gruppo nazionale, etnico e razziale distinto sulla base di: una lingua comune (l'arabo palestinese), usanze e pratiche culturali condivise (nonostante differenze religiose), un'identità collettiva fortemente radicata nel territorio e storicamente ric070D41onosciuta.
Questa identificazione è stata confermata anche dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG) il 26 gennaio 2024, quando ha riconosciuto i palestinesi come un gruppo nazionale protetto e ha ordinato misure cautelari contro Israele per evitare il rischio di genocidio.
L'analisi di Amnesty si concentra su tre condotte genocidarie individuate dalla Convenzione ONU del 1948:
- Uccisioni di membri del gruppo
- Gravi danni fisici o mentali
- Inflizione deliberata di condizioni di vita volte a distruggere il gruppo in tutto o in parte
Come definito sia nella Convenzione del 1948 che nello Statuto della Corte Penale internazionale del 1998, affinché si possa parlare di crimine di genocidio è necessario che l’azione, consistente in una delle attività criminose elencate, sia accompagnata da un elemento soggettivo di chi commette l’azione: “l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”.
Uccisioni di membri del gruppo
Nei primi due mesi dell’offensiva, Israele ha condotto circa 10.000 attacchi aerei su Gaza, colpendo zone residenziali densamente popolate, ospedali e infrastrutture critiche.
Amnesty ha documentato 15 attacchi aerei specifici in cui sono stati colpiti edifici civili e in cui sono rimasti uccisi almeno 334 persone, tra cui 141 minori. Toccante la vicenda della neonata di soli tre mesi Ayla Nasman, vittima di un bombardamento israeliano il 14 dicembre 2023, il cui corpo è stato ritrovato dal padre dopo quattro giorni di ricerche.
Amnesty sostiene che questi attacchi fossero intenzionalmente diretti contro civili, in assoluta violazione del diritto internazionale umanitario.
Le forze israeliane hanno utilizzato armi ad alta potenza distruttiva su una delle aree più densamente popolate al mondo. Amnesty ha documentato l'uso di bombe JDAM (Joint Direct Attack Munition) in grado di distruggere interi edifici residenziali, bombe a grappolo (rischio di esplosioni ritardate), missili ad alta precisione, utilizzati su scuole, ospedali e mercati affollati, artiglieria pesante (tra cui proiettili da 155 mm, capaci di colpire un'area ampia senza distinzione tra civili e combattenti).
Il rapporto riferisce inoltre le dichiarazioni pubbliche di membri del Governo israeliano di incitamento alla distruzione, tra cui quella del presidente israeliano Isaac Herzog che il 12 ottobre 2023 ha dichiarato: "È un'intera nazione là fuori che è responsabile. Non è vero che ci siano civili non coinvolti."
Uno degli aspetti più tragici del conflitto, documentato da Amnesty, è l'elevato numero di vittime tra neonati e bambini.
Gravi danni fisici o mentali
Tra i danni fisici e mentali subiti dalla popolazione civile di Gaza, il rapporto riferisce oltre 4.500 casi di amputazioni, ustioni gravissime, traumi cerebrali e lesioni spinali, con danni neurologici permanenti, cecità e sordità causate dall'esplosione di bombe ad alto potenziale. A questo si aggiunge la difficoltà a garantire assistenza medica tempestiva e la scarsità di risorse sanitarie, considerato che a gennaio 2024, l’84% delle strutture sanitarie era stato danneggiato o distrutto. Secondo un’indagine Global Nutrition Cluster dell'Unicef, a gennaio 2024 il 15% dei bambini sotto i due anni nel nord di Gaza mostrava casi di deperimento, oltre a numerosi casi di infezioni respiratorie acute per condizioni igienico-sanitarie precarie documentate dall’OMS a fine aprile.
Nel rapporto si sottolinea l’impatto psicologico sui sopravvissuti a causa dei traumi subiti, continua sensazione di pericolo e disorientamento, disturbi “post traumatici”, attacchi di panico e depressione.
Inflizione deliberata di condizioni di vita volte a distruggere il gruppo in tutto o in parte
Dal 13 ottobre 2023, l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione di 1,1 milioni di palestinesi dal nord di Gaza senza garantire cibo, acqua o assistenza sanitaria. Il 6 maggio 2024, Israele ha avviato un’operazione di terra a Rafah, dove oltre un milione di palestinesi sfollati aveva cercato rifugio. Israele ha inoltre impedito ripetutamente l’ingresso degli aiuti umanitari, bloccandone l’ingresso, determinando inoltre una crisi alimentare senza precedenti e l’aumento della malnutrizione infantile. Il 1º aprile 2024, un attacco israeliano ha ucciso sette operatori umanitari della World Central Kitchen.
Amnesty ha documentato casi di prolungata carenza di cibo che ha portato le famiglie a non mangiare per giorni, a cui si aggiunge la crisi idrica che ha impedito completamente l’accesso all’acqua potabile a causa del bombardamento delle infrastrutture idriche e delle restrizioni imposte da Israele.
Amnesty International “riconosce che Hamas e altri gruppi armati palestinesi hanno messo in pericolo la popolazione civile palestinese attraverso la loro condotta operando da, o nelle vicinanze di, aree residenziali densamente popolate e hanno violato il loro obbligo di prendere tutte le precauzioni possibili per proteggere i civili e gli obiettivi civili sotto il loro controllo dagli effetti degli attacchi, tuttavia questo non esonera Israele dai propri obblighi ai sensi del diritto umanitario internazionale di risparmiare i civili ed evitare attacchi che sarebbero indiscriminati o sproporzionati”
La chiara e netta posizione di Amnesty International, attraverso la pubblicazione del rapporto, ha sollevato un acceso dibattito nell’opinione pubblica che ha addirittura portato ad accuse di antisemitismo nei confronti di Amnesty e ad una reazione di dissenso da parte della sezione israeliana di Amnesty International che dopo aver preso le distanze dal rapporto è stata sospesa per due anni dal board internazionale.
Senza dimenticare che Amnesty aveva già pubblicato nel 2022 un rapporto accusando Israele di crimine di apartheid.
Da poche settimane a Gaza è tregua, più di 2 milioni di palestinesi stanno rientrando verso il nord della striscia per tornare “a casa” dove troveranno distruzione e desolazione, e mentre la comunità internazionale stanzia milioni di dollari per la ricostruzione e Israele ipotizza l’annessione della Cisgiordania, i palestinesi di Gaza provano a raccogliere la dignità di un popolo che ha solo la necessità e il diritto di essere riconosciuto.
Fonti e approfondimenti
Leggi il Rapporto Completo
Wired - Genocidio a Gaza, un nuovo rapporto di Amnesty International accusa Israele
MEMO (Middle East Monitor) - Amnesty suspends Israel branch due to ‘anti-Palestinian racism’
HRW (Human Rights Watch) - Il crimine di sterminio e gli atti di genocidio commessi da Israele a Gaza
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