Diritti LGBTQIA+

Amnesty International si batte per i diritti della comunità LGBTQIA+ contro ogni discriminazione.

La comunità LGBTQIA+ subisce trattamenti iniqui e discriminazioni su vasta scala. Orientamento sessuale, identità di genere ed espressione di genere sono spesso causa di violenze ed esclusione sociale. Amnesty International è impegnata nella difesa dei loro diritti.

63 stati criminalizzano atti omosessuali
8 stati con pena di morte per atti omosessuali

Discriminazione e violenza

Le persone LGBTQIA+ sono spesso vittime di aggressioni, percosse e persino uccise a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere. Questa violenza è una grave violazione dei diritti umani e richiede un'azione urgente per proteggere le persone LGBTQIA+ e garantire la loro sicurezza. Amnesty International si batte contro ogni forma di discriminazione e violenza basata sull'orientamento sessuale e l'identità di genere.

Criminalizzazione e pena di morte

In molti paesi, gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso sono ancora criminalizzati. Nel 2024, ben 63 stati considerano illegali tali atti, una chiara violazione dei diritti umani fondamentali. Ancora più grave è il fatto che 8 di questi stati prevedono addirittura la pena di morte per atti sessuali tra persone dello stesso sesso. Amnesty International condanna fermamente queste leggi discriminatorie e chiede la loro immediata abrogazione.

Erosione dei diritti in Europa

Anche in Europa, i diritti della comunità LGBTQIA+ sono minacciati. In Ungheria, leggi e azioni governative hanno progressivamente eroso i diritti e le libertà delle persone LGBTQIA+. Inoltre, nel 2023, il governo italiano ha chiesto di interrompere la trascrizione degli atti di nascita dei figli di coppie omoaffettive nati all'estero, creando incertezza e discriminazione nei confronti di queste famiglie. Amnesty International monitora attentamente la situazione e si impegna a difendere i diritti LGBTQIA+ in Europa.

Cosa puoi fare

  • Sostenere le campagne di Amnesty International per i diritti LGBTQIA+.
  • Diffondere consapevolezza sulla discriminazione e la violenza contro le persone LGBTQIA+.
  • Fare pressione sui governi per abrogare le leggi discriminatorie e proteggere i diritti LGBTQIA+.
Appello attivo

Ungheria: indagato attivista Lgbtqia+

La procura distrettuale di Pécs ha incriminato Géza Buzás-Hábel per il reato di “organizzazione di un raduno vietato”. Rischia fino a un anno di carcere.

Géza Buzás-Hábel è un rom gay, insegnante e difensore dei diritti umani originario di Pécs. È uno degli organizzatori della parata del 2025 che si è svolta il 4 ottobre nonostante il divieto imposto in base alla nuova legge ungherese anti-Pride. L’indagine nei suoi confronti rappresenta una limitazione dei diritti alla libertà di riunione pacifica, alla libertà di espressione e alla non discriminazione. La decisione della polizia riguardante il Pécs Pride, che di fatto è stato dichiarato “un’assemblea vietata” nel settembre 2025, è stata arbitraria e discriminatoria, basata unicamente sulla legge “anti-Pride” entrata in vigore nell’aprile 2025.

Cosa chiede Amnesty

Chiediamo al pubblico ministero capo di Pécs di annullare tutte le accuse nei confronti di Géza e di non intraprendere azioni penali contro chi esercita pacificamente i propri diritti umani. La esorto, dunque, a porre immediatamente fine al procedimento nei suoi confronti.

2026 Anno dell'incriminazione di Géza Buzás-Hábel
4 Giorno di ottobre in cui si è svolto il Pécs Pride
2025 Anno in cui si è svolto il Pécs Pride
Un anno Pena detentiva a cui rischia di essere condannato Géza

Contenuto riportato da amnesty.it.

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Contenuti generati con AI e verificati dalle fonti ufficiali di Amnesty International. Ultimo aggiornamento: 2026-04-19