Giustizia per le vittime di violenza sessuale nel Tigray
Chiediamo giustizia per le vittime di violenza sessuale nel Tigray, un crimine di guerra.
Online dal 11 giugno 2026
Di cosa si tratta
I soldati e le milizie alleate con il governo etiope hanno commesso stupri contro donne e ragazze di etnia tigrina e hanno inflitto a loro e ai loro cari danni fisici e psicologici gravissimi. Lo stupro e altre forme di violenza sessuale sono stati usati come armi di guerra per infliggere danni fisici e psicologici alle donne e alle ragazze del Tigray.
Centinaia di donne e ragazze sono state sottoposte a trattamenti brutali allo scopo di degradarle e privarle della loro umanità. La gravità e la dimensione di questi reati sessuali sono spaventose, al punto da costituire crimini di guerra e forse anche crimini contro l’umanità. Amnesty ha intervistato 63 sopravvissute a stupri e altre violenze sessuali nel conflitto del Tigray, dodici delle quali hanno raccontato di esser state stuprate ripetutamente per giorni, in alcuni casi per settimane. Cinque erano incinte all’epoca dei fatti, e la sopravvissuta più giovane aveva 10 anni, la più anziana 62. I resoconti di violenza sessuale contro donne e ragazze nel Tigray mostrano l’intenzione di infliggere danni fisici e psicologici duraturi alle sopravvissute, con soldati e milizie che hanno sottoposto donne e ragazze tigrine a stupri, stupri di gruppo, schiavitù sessuale, mutilazioni sessuali e altre forme di tortura, spesso usando insulti etnici e minacce di morte.
Cosa chiede Amnesty
Amnesty International chiede al Primo Ministro Abiy Ahmed di agire ora per garantire giustizia e riparazione per le sopravvissute alla violenza sessuale. Si chiede un’indagine tempestiva, approfondita, indipendente e imparziale su tutti i casi di violenza sessuale perpetrati nel Tigray durante il conflitto, e che le persone sospettate di stupro o schiavitù sessuale siano indagate per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Sintesi dalla pagina ufficiale dell’appello su amnesty.it. Testo integrale al link in fondo. amnesty.it →
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