Numero 16 di 21 · 4 giugno 2024

Diritti al punto - Maggio 2024

riportiamo l’ intervista ad Alba Bonetti , Presidente Amnesty International Italia. Nell’intervista Alba Bonetti ci spiega cos’è il Rapporto annuale di AI e...

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Editoriale

Editoriale

in questo numero di Diritti al punto riportiamo l’ intervista ad Alba Bonetti , Presidente Amnesty International Italia. Nell’intervista Alba Bonetti ci spiega cos’è il Rapporto annuale di AI e affronta alcune tematiche e dati importanti, oggetto dell’ultimo rapporto 2023-2024 , tra cui la violenza di genere in Italia, l’importanza di mantenere il reato di tortura nell’ordinamento giuridico italiano e la decisione di Amnesty International di chiedere il “cessate il fuoco” a Gaza.

Quali sono le conseguenze sociali della disabilità e cosa significa essere disabili in paesi come la Liberia? La carenza di strutture assistenziali, la mancanza di fondi destinati alla sanità e al welfare, la condizione generale di povertà di un paese, rende ancora più difficile la vita delle persone disabili. Alle difficoltà legate all’accesso ai servizi essenziali, si aggiungono i rischi legati ai casi di discriminazione che si ripercuotono sui diritti umani, Amnesty International si impegna per rimuovere ogni forma di pregiudizio e di abuso nei confronti delle persone con disabilità.

Qual è il confine tra efficienza della tecnologia e limite della sorveglianza ? In una serie di ricerche condotte da Amnesty International, che hanno interessato alcuni paesi tra cui Serbia ed India, è emerso che l’utilizzo di strumenti automatizzati per l’erogazione di servizi del welfare, comporta violazione della privacy e addirittura casi di discriminazione dovuti all’uso dell’algoritmo.

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Articolo 1

Intervista a Alba Bonetti, Presidente di Amnesty International Italia

Cos'è il Rapporto Annuale e perché è così importante per Amnesty International?

L’attività che sta al cuore di Amnesty International è la ricerca: precisa, accurata, indipendente. Dai risultati della ricerca può scaturire un appello (situazione di un caso singolo) oppure una campagna (azione coordinata, in genere pluriennale, relativa a un fenomeno che implica violazioni dei diritti umani per molte persone). Il Rapporto Annuale è la “summa” dell’attività di monitoraggio dello stato di salute dei diritti umani in quasi tutti i paesi del mondo (155 su 193 totali). È un testo di riferimento, utile per avere velocemente una panoramica sul mondo.

Il 2023 in Italia ha registrato un numero molto alto di casi di violenza di genere. Secondo Amnesty International la risposta dell'Italia è adeguata per contrastare il fenomeno?

L’Italia non sta applicando la c.d. Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, benché lo abbia firmata nel 2013. Tre sono le direzioni d’intervento per contrastare il fenomeno: la prevenzione, la protezione delle vittime e la punizione adeguata dei colpevoli. Di fronte a femminicidi particolarmente sentiti dall’opinione pubblica, la politica invoca, e spesso delibera, l’inasprimento delle pene, fattore manifestamente inutile a dissuadere chi intende compiere un femminicidio. Le strutture destinate ad accogliere le vittime di violenza sono sotto-finanziate, come rilevato anche dalla Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa che ha criticato la carenza di rifugi per le donne vittime di violenza di genere e la scarsità̀ di fondi per chi fornisce loro servizi. Soprattutto è drammaticamente assente l’educazione all’affettività e al rispetto tra i generi, unica misura di prevenzione efficace a ridurre il fenomeno nelle generazioni future.

Quali sono i dati del rapporto di Amnesty International sui casi di tortura in Italia e quali sono le azioni che Amnesty Italia pensa di intraprendere per impedire l'abrogazione del reato di tortura?

Il Rapporto cita gli episodi accaduti a Biella (marzo 2023) dove sono stati sospesi oltre 20 agenti penitenziari indagati per presunta tortura nel carcere, a Verona (giugno 2023) dove cinque agenti di polizia sono stati posti agli arresti domiciliari per atti di tortura aggravati dall’odio razziale. Anche altri agenti sono stati indagati per reati violenti, mentre un numero ancora maggiore è stato trasferito per non aver denunciato gli abusi commessi dai colleghi, compresa la questura. Il Rapporto ricorda anche il processo contro 105 agenti penitenziari e altri funzionari accusati di molteplici reati, inclusa la tortura, in seguito alla repressione di una protesta nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, nell’aprile 2020.

A questi episodi se ne sono aggiunti altri nell’anno in corso (sospetti di tortura nel carcere minorile Beccaria di Milano).

Amnesty Italia, tramite il proprio team di Lobby & Advocacy, monitora gli sviluppi del progetto di legge per l’abrogazione del reato di tortura depositato da Fratelli d’Italia che intende abrogare il reato di tortura, derubricandolo ad aggravante comune. Nel contesto attuale, crediamo che una modifica del reato di tortura porrebbe a rischio la punibilità di chi usa la tortura come strumento di sopraffazione e pertanto chiediamo con forza al governo e al parlamento di non fare passi indietro sul reato di tortura e di mantenere intatta la fattispecie inserita nel codice penale nel 2017 che, nonostante non sia estranea ad alcune criticità, ha dimostrato la sua efficacia nel garantire la punibilità di chi usa la tortura come strumento di sopraffazione.

In relazione alla situazione in Medio Oriente, Amnesty International ha assunto una posizione storica chiedendo il "cessate il fuoco". Qual è il peso di questa posizione per Amnesty International e quali sono le prossime azioni a fronte delle gravi violazioni dei diritti umani documentate nel rapporto?

Abbiamo condannato già all’indomani del 7 ottobre il massacro compiuto da Hamas e altri gruppi armati palestinesi e poi abbiamo ripetutamente richiamato l’attenzione dei governi e dell’opinione pubblica sugli attacchi sproporzionati contro i civili ad opera delle forze armate israeliane. Alla decisione di chiedere il “Cessate il fuoco”, condivisa con molte altre associazioni, è subito seguita la mobilitazione che ha avuto diffusione mondiale. Ancora una volta, le persone comuni hanno dimostrato di essere un passo avanti rispetto ai governi e alle istituzioni internazionali: gli Stati Uniti hanno usato in modo sfacciato il loro potere di veto in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU bloccando per settimane la risoluzione sul “Cessate il fuoco”, mentre l’Italia si è sempre astenuta.

Amnesty Italia monitora l’azione del governo in merito al commercio delle armi: a novembre, il governo ha sospeso nuove licenze per l’esportazione di armi ed equipaggiamento militare verso Israele. Tuttavia, le esportazioni basate su licenze passate sono continuate, nonostante le prove crescenti di attacchi illegali su civili e infrastrutture civili da parte di Israele nella Striscia di Gaza occupata.

Articolo 2

Le condizioni di vita delle persone con disabilità in Liberia

La Liberia, situata nell'Africa occidentale, affronta notevoli sfide nel garantire i diritti fondamentali e il benessere delle persone con disabilità. La condizione di queste persone è complessa e coinvolge aspetti socioeconomici, culturali e infrastrutturali, richiedendo un'analisi approfondita e interventi mirati per migliorare la qualità della vita di questa vulnerabile fascia della popolazione. Attualmente, la Liberia conta una percentuale significativa di persone con disabilità, le quali devono affrontare problemi legati alla povertà, all'accesso limitato ai servizi sanitari e all'esclusione sociale.

Il paese ha ratificato la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), impegnandosi a garantire pari opportunità, partecipazione attiva e pieno godimento dei diritti umani per le persone con disabilità. Tuttavia, tradurre questi impegni in una realtà concreta rimane una sfida. La CRPD sottolinea l'importanza di eliminare le barriere fisiche e sociali che impediscono il pieno accesso alle persone con disabilità, ma l'attuazione di queste disposizioni è spesso ostacolata da risorse insufficienti, dalla mancanza di consapevolezza e da radicate barriere culturali.

La situazione sanitaria delle persone con disabilità in Liberia è particolarmente critica. La carenza di strutture accessibili e di personale qualificato impedisce a queste persone di usufruire dei servizi sanitari essenziali, aumentando così la loro vulnerabilità a malattie gravi e peggiorando le loro condizioni di salute. Anche l'accesso all'istruzione rappresenta una sfida significativa: le scuole spesso non dispongono di infrastrutture accessibili e di insegnanti formati per supportare le diverse esigenze degli studenti. L'inserimento lavorativo è un'altra area critica, con opportunità di lavoro limitate a causa di barriere geografiche, discriminazioni e mancanza di consapevolezza da parte dei datori di lavoro. Di conseguenza, molte persone con disabilità non riescono a raggiungere l'indipendenza economica e sociale.

Oltre alle sfide pratiche, le persone con disabilità devono affrontare barriere culturali e sociali. Discriminazione, stigmatizzazione e mancanza di consapevolezza sono problemi diffusi che richiedono una risposta congiunta dalla società e dal governo. Un passo cruciale per migliorare la situazione è investire in accessibilità e infrastrutture inclusive: l'adozione di standard di progettazione universale può e deve garantire a tutte le persone, comprese quelle con disab ilità, l'accesso a nuov e infrastrutture .

La situazione in Liberia richiede sforzi congiunti da parte della comunità internazionale, del governo liberiano e delle organizzazioni della società civile. Attraverso un approccio integrato, che includa interventi pratici, modifiche legislative e progetti di sensibilizzazione sociale, è possibile migliorare significativamente la qualità della vita delle persone con disabilità. L'attuazione efficace delle disposizioni della CRPD e l'adozione di strategie inclusive sono passi fondamentali per garantire che tutti, indipendentemente dalle proprie capacità, possano godere pienamente dei loro diritti umani fondamentali.

Amnesty International ha assunto un forte impegno nei confronti delle persone con disabilità, promuovendo i loro diritti umani e lavorando per eliminare discriminazioni e violazioni dei loro diritti in tutto il mondo. L'organizzazione ha sottolineato l'importanza di garantire l'uguaglianza di accesso ai servizi essenziali, inclusa l'istruzione e l'assistenza sanitaria, per le persone con disabilità. Amnesty International si impegna anche a sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi che affrontano le persone con disabilità e a combattere stereotipi e pregiudizi. Inoltre, l'organizzazione ha condannato le violazioni dei diritti delle persone con disabilità, comprese le situazioni di segregazione, violenza e abuso. Nel 2022 è stato pubblicato un approfondimento sul tema che riporta la posizione di Amnesty.

Topic commissione SOCHUM (in inglese) - IMUNA

Approfondimento sulla disabilità - Amnesty International Italia

Articolo 3

Arabia Saudita a guida della Commissione ONU sullo status delle donne: tra paradosso e opportunità

In un mondo sempre più connesso, online, alla portata di un clic, aumentano gli interrogativi sull’utilizzo delle tecnologie digitali. Queste ultime, da un lato, favoriscono innovazione, raccolta di dati e quindi l’attuazione veloce e pratica delle esigenze quotidiane, dall’altro fanno emergere una serie di problematiche legate alla “tecnologia del controllo” e della sorveglianza.

“ Amnesty International ha dimostrato che la digitalizzazione incontrollata dei sistemi di protezione sociale comporta numerosi rischi per i diritti umani e aggrava le disuguaglianze”, ha dichiarato Imogen Richmond-Bishop, ricercatrice su Tecnologia e diritti economici sociali e culturali di Amnesty Tech.

L’aumentare del rischio di crisi globali, ambientali, umanitarie e alimentari, ha comportato che “i sistemi di protezione sociale solidi sono più importanti che mai per tutelare singoli individui e intere comunità dall’insicurezza economica”, ha spiegato Imogen Richmond-Bishop.

Strumenti rassicuranti, sotto alcuni punti di vista, ma che delineano anche prospettive allarmanti, in cui le tecnologie dell’informazione e della comunicazione produrrebbero forme di controllo capillari ed invasive nella sfera privata degli individui, mettendo in discussione diritti consolidati e libertà fondamentali.

È il caso della Serbia e della cosiddetta Social Card. Si tratta di un sistema automatizzato di erogazione del welfare che priverebbe le comunità più povere ed emarginate dei benefici economici, spingendole verso la povertà. Secondo il rapporto di Amnesty International sulla Serbia, le categorie più colpite sarebbero in particolare rom e disabili, non in grado di pagare utenze e beni di prima necessità, perché privati dell'assistenza sociale in seguito all'introduzione del registro della Social Card.

Nel caso dell’ India , il sistema di identificazione biometrica Aadhaar, che fornisce un numero di identificazione unico a cittadini e residenti, compresi i più giovani, viene utilizzato come metodo di verifica e autenticazione delle informazioni di identità in vari servizi pubblici, tra cui prestazioni di sicurezza sociale e razioni alimentari, determinando l’esclusione di una cospicua parte della popolazione da ogni tipo di vantaggio.

Il paradosso sta nel fatto che il diritto alla sicurezza sociale in senso stretto, seppur garantito mediante l’utilizzo di queste tecnologie, sarebbe comunque compromesso considerando il mancato rispetto del diritto alla privacy e le discriminazioni date dall’utilizzo di algoritmi.

L'ambivalenza dell’utilizzo delle tecnologie digitali ha coinvolto perfino l’Europa, in particolare i Paesi Bassi , in cui il sistema algoritmico utilizzato dall’Agenzia delle entrate nel 2021, ha utilizzato la profilazione razziale sui beneficiari degli assegni familiari. L’algoritmo avrebbe dovuto verificare se le richieste di prestazioni fossero legittime o fraudolente, ma il sistema aveva erroneamente penalizzato migliaia di genitori provenienti da famiglie a basso reddito e di origine migratoria, trascinandoli in indebitamenti ingenti e povertà.

Amnesty International, nel rapporto “Protezione sociale nell’era digitale”, considera i rischi per i diritti umani derivanti dall’uso incontrollato delle tecnologie digitali come strumenti efficaci per il progresso, ma controversi per le garanzie di uguaglianza e l’effettiva protezione sociale.

Il rapporto di Amnesty International “ Protezione sociale nell’era digitale ”

Hanno contribuito a questa pubblicazione: Francesca Cocozza, Gabriele Leggeri, Giulia Solferino

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