Proteggere il diritto di protesta in Italia
È fondamentale proteggere il diritto di protesta in Italia per garantire la libertà di espressione dei cittadini.
Online dal 11 giugno 2026

Si apre la pagina ufficiale amnesty.it. La raccolta firme avviene solo lì.
Di cosa si tratta
Amnesty International Italia lancia un appello per "Proteggere il diritto di protesta in Italia", evidenziando come recenti leggi abbiano limitato il diritto alla protesta pacifica, un diritto fondamentale.
Il 4 giugno 2025, il Senato ha approvato il "decreto sicurezza", convertito nella Legge 9 giugno 2025, n. 80, che ha introdotto nuove disposizioni limitanti la protesta pacifica. Successivamente, il 25 aprile 2026, il Decreto-legge n. 23/2026, convertito nella Legge n. 54/2026, ha ampliato tali misure, nonostante i rilievi di diverse istituzioni e organizzazioni. Questi provvedimenti, insieme al "decreto Rave" del dicembre 2022 e alla Legge n. 6 del 2024, hanno progressivamente ristretto lo spazio civico in Italia, inasprendo le sanzioni e ampliando i poteri di fermo e perquisizione. Amnesty International Italia denuncia un clima di crescente criminalizzazione del dissenso e un uso frequente della forza per disperdere manifestazioni pacifiche.
Cosa chiede Amnesty
Amnesty International Italia chiede alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di garantire che le forze di polizia utilizzino la forza come ultima risorsa e in modo proporzionato, di introdurre codici identificativi alfanumerici per gli agenti, e di assicurare un'adeguata formazione alla gestione delle assemblee. Si chiede inoltre di indagare tempestivamente sulle accuse di violazioni dei diritti umani, di utilizzare le armi "meno letali" solo in situazioni di violenza generalizzata, e di trattare la notifica preventiva per le manifestazioni come un avviso e non come un obbligo di autorizzazione, tutelando anche le manifestazioni spontanee. Infine, si chiede di porre fine all'uso abusivo dei sistemi legali per dissuadere i manifestanti e ai discorsi stigmatizzanti.
Sintesi dalla pagina ufficiale dell’appello su amnesty.it. Testo integrale al link in fondo. amnesty.it →
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