Thailandia: attivismo giovanile sotto attacco
In Thailandia, i giovani difensori dei diritti umani sono presi di mira dalle autorità.
Online dal 11 giugno 2026
Di cosa si tratta
Le autorità thailandesi stanno perseguitando giovani difensori dei diritti umani per aver esercitato pacificamente il loro diritto di protesta. Tra i 283 minori oggetto di procedimenti penali, le autorità hanno condannato l’attivista Lgbtqia+ Thanakorn “Petch” Phiraban.
Nel 2020, migliaia di giovani sono scesi in strada per chiedere riforme democratiche, cambiamenti costituzionali, riforme sociali, fine della repressione e miglioramento dell’istruzione. Le proteste hanno anche rivendicato i diritti delle donne, delle popolazioni native, delle persone Lgbtqia+ e delle minoranze etniche, caratterizzandosi per creatività con feste, dibattiti, flash mob, sit-in, teatro, musica dal vivo, sfilate di moda e arte. In risposta, le autorità thailandesi hanno arrestato e preso di mira partecipanti e organizzatori, sottoponendoli a procedimenti legali, intimidazioni, vessazioni e sorveglianza. La maggior parte dei minori è stata perseguita per aver violato le restrizioni alle riunioni pubbliche imposte per il Covid-19, ai sensi del decreto di emergenza (26 marzo 2020 - 30 settembre 2022), che prevede due anni di reclusione e/o una multa. I minori sono anche accusati ai sensi dell’articolo 112 del codice penale (lesa maestà, 3-15 anni di reclusione) e dell’articolo 116 (sedizione, fino a 7 anni di reclusione).
Cosa chiede Amnesty
Amnesty International invita il Primo Ministro thailandese ad abbandonare tutti i procedimenti penali, annullare le condanne e porre fine alle molestie e alle intimidazioni nei confronti dei minori. Si chiede di rispettare, proteggere e realizzare i diritti dei minori alla libertà di riunione pacifica e di espressione, e di modificare o abrogare la legislazione incompatibile con gli standard internazionali relativi all’esercizio di tali diritti.
Sintesi dalla pagina ufficiale dell’appello su amnesty.it. Testo integrale al link in fondo. amnesty.it →
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