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UrgentePena di morte

Condannato a morte per una canzone

Un individuo è stato condannato a morte per aver composto una canzone, violando la libertà di espressione.

Online dal 11 giugno 2026

Condannato a morte per una canzone
Firma su amnesty.it

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Di cosa si tratta

Yahaya Sharif-Aminu è stato condannato a morte per aver composto e diffuso una canzone considerata blasfema. La sua vita è la musica, e proprio la musica lo ha condannato a morte.

132556persone hanno firmato l'appello
246nuove condanne a morte registrate in Nigeria nel 2023
3413persone condannate a morte in totale in Nigeria alla fine del 2023

Nell’agosto 2020, Yahaya Sharif-Aminu, allora 21enne, è stato condannato a morte per blasfemia da un tribunale superiore della Sharia nello Stato di Kano, in Nigeria, per aver diffuso una canzone su WhatsApp. Durante il primo processo, è stato privato di ogni assistenza legale. Nel gennaio 2021, un’Alta corte dello Stato di Kano ha annullato la condanna e ordinato un nuovo processo a causa di irregolarità. Gli avvocati di Yahaya hanno presentato ricorso contro la decisione di un nuovo processo, chiedendo alla Corte d’Appello di Kano di archiviare completamente il caso e di dichiarare incostituzionale la legge sulla blasfemia. Nel novembre 2022, gli avvocati hanno presentato un ricorso alla Corte suprema della Nigeria, contestando la costituzionalità delle leggi sulla blasfemia dello Stato di Kano. A due anni di distanza, la data dell’udienza non è ancora stata fissata e Yahaya Sharif-Aminu rimane detenuto. Le leggi sulla blasfemia e la loro applicazione violano l’obbligo della Nigeria di rispettare e proteggere il diritto alla libertà di opinione e di espressione.

Cosa chiede Amnesty

Amnesty International chiede alle autorità dello stato nigeriano di Kano di ritirare le accuse contro Yahaya Sharif-Aminu per garantirne la scarcerazione immediata e incondizionata. Si chiede inoltre di assicurare l’individuazione tempestiva della data per l’udienza di appello e che Yahaya sia detenuto in condizioni conformi agli standard internazionali, garantendogli accesso immediato a un’adeguata assistenza sanitaria, cibo e vestiti.

Sintesi dalla pagina ufficiale dell’appello su amnesty.it. Testo integrale al link in fondo. amnesty.it →

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