Iran: attivista per i diritti umani condannata a morte
Un'attivista per i diritti umani in Iran è stata condannata a morte e necessita di un intervento urgente.
Online dal 11 giugno 2026
Di cosa si tratta
Sharifeh Mohammadi, attivista per i diritti umani e sindacalista, è stata condannata a morte in Iran per ribellione armata. La Corte suprema iraniana ha confermato la condanna a morte per l’accusa di baghi, ossia rivolta armata contro lo stato.
Sharifeh Mohammadi è stata condannata a morte nel febbraio 2025, accusa sempre smentita da lei e dai gruppi per i diritti umani. Per le autorità di Teheran, Mohammadi è una militante del gruppo armato curdo Komala, ma l’unica organizzazione di cui ha fatto parte è il Comitato di coordinamento per l’assistenza a costituire sindacati. Arrestata nel dicembre 2023, Mohammadi era stata già condannata a morte e poi assolta nell’ottobre 2024, con rinvio del processo a un tribunale inferiore. La nuova sentenza, analoga alla prima, è stata emessa nel febbraio 2025 e confermata ad agosto. Secondo le organizzazioni per i diritti umani, in carcere Mohammadi è privata del diritto di incontrare i familiari e persino di poterli contattare via telefono.
Cosa chiede Amnesty
Amnesty International sollecita il Capo della magistratura, Gholamhossein Mohseni Ejei, a sospendere immediatamente l’esecuzione di Sharifeh Mohammadi, annullare l’accusa e la condanna a morte, e disporre la sua scarcerazione immediata e senza condizioni. Si chiede inoltre di garantire alla detenuta cure mediche adeguate, visite regolari di familiari e avvocati, tutelarla da maltrattamenti e torture, e ordinare un’indagine indipendente sulle denunce di torture subite. Infine, si chiede di istituire una moratoria ufficiale sulle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena di morte.
Sintesi dalla pagina ufficiale dell’appello su amnesty.it. Testo integrale al link in fondo. amnesty.it →
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