Iran: attivista curda condannata a morte
Un'attivista curda in Iran è stata condannata a morte, chiediamo la sua immediata liberazione.
Online dal 11 giugno 2026

Si apre la pagina ufficiale amnesty.it. La raccolta firme avviene solo lì.
Di cosa si tratta
L'operatrice umanitaria e attivista della società civile Pakhshan Azizi, appartenente all’oppressa minoranza etnica curda dell’Iran, è stata condannata a morte nel luglio 2024 con l'accusa di “ribellione armata contro lo Stato” solo in relazione alle sue attività pacifiche per i diritti umani e umanitarie.
La nona sezione della Corte suprema iraniana ha respinto la richiesta di rivedere il verdetto di colpevolezza e la condanna a morte nei confronti di Pashkhan Azizi. Il suo avvocato ha avvisato che la condanna a morte, in assenza di ulteriori possibilità di ricorso giudiziario, potrebbe essere eseguita in qualsiasi momento. Tra il 2014 e il 2022, Pakhshan Azizi ha aiutato donne e bambini sfollati in seguito agli attacchi del gruppo armato dello Stato islamico. Il 4 agosto 2023, agenti del ministero dell’Intelligence l'hanno arrestata arbitrariamente e sottoposta a sparizione forzata, tenendola in isolamento prolungato per cinque mesi senza accesso a un avvocato o alla sua famiglia, e sottoponendola a torture per costringerla a “confessare” legami con gruppi di opposizione curdi. Il processo, svoltosi in due sessioni il 28 maggio e il 16 giugno 2024, è stato gravemente iniquo e il suo ricorso è stato respinto dalla Corte suprema.
Cosa chiede Amnesty
Chiediamo l’annullamento della condanna a morte per Pakhshan Azizi e la sua liberazione immediata e senza condizioni. Esortiamo a fermare qualsiasi progetto di esecuzione e a scarcerarla immediatamente, poiché è detenuta solo per il suo pacifico lavoro umanitario e per il suo attivismo per i diritti umani. Chiediamo inoltre di istituire immediatamente una moratoria ufficiale sulle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena di morte.
Sintesi dalla pagina ufficiale dell’appello su amnesty.it. Testo integrale al link in fondo. amnesty.it →
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