Fermiamo le esecuzioni in Iran
Fermiamo le esecuzioni in Iran, dove 28 persone rischiano la pena capitale in relazione alle proteste.
Online dal 11 giugno 2026
Di cosa si tratta
Le autorità iraniane hanno arbitrariamente messo a morte almeno 39 persone, riconosciute colpevoli di accuse di natura politica al termine di processi gravemente iniqui. Almeno 76 manifestanti, dissidenti e altre persone con legami reali o presunti con gruppi di opposizione vietati si trovano attualmente (maggio 2026) nel braccio della morte e rischiano l’esecuzione.
La pena di morte è inflitta in modo sproporzionato alle minoranze oppresse e il suo uso è uno strumento di repressione del dissenso. Negli ultimi anni il numero delle esecuzioni continua a crescere, tanto che nel 2025 è stato registrato il numero più alto di esecuzioni dal 1989. Le ricerche di Amnesty International dimostrano che le autorità hanno sistematicamente sottoposto gli arrestati a sparizioni forzate, detenzione in isolamento, tortura e altri maltrattamenti per estorcere “confessioni” con l’uso della forza, spesso trasmesse in televisione. L’uso della pena di morte ha un impatto sproporzionato sulle minoranze oppresse dell’Iran, in particolare quelle appartenenti alle comunità afgana, baluca e curda.
Cosa chiede Amnesty
Amnesty International esorta il Capo della magistratura Gholamhossein Mohseni Ejei a fermare immediatamente tutte le esecuzioni programmate, annullare tutte le condanne a morte e istituire una moratoria ufficiale su tutte le esecuzioni, in vista della completa abolizione della pena di morte. Si chiede inoltre di consentire agli osservatori internazionali, compresi le Procedure Speciali dell’ONU e la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran, l’accesso ai luoghi di detenzione.
Sintesi dalla pagina ufficiale dell’appello su amnesty.it. Testo integrale al link in fondo. amnesty.it →
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