Fermiamo le esecuzioni in Iran
Fermiamo le esecuzioni in Iran, dove 28 persone rischiano la pena capitale in relazione alle proteste.
Online dal 11 giugno 2026

Si apre la pagina ufficiale amnesty.it. La raccolta firme avviene solo lì.
Di cosa si tratta
Le autorità iraniane hanno arbitrariamente messo a morte almeno 37 persone, riconosciute colpevoli di accuse di natura politica al termine di processi gravemente iniqui. Almeno 76 manifestanti, dissidenti e altre persone con legami reali o presunti con gruppi di opposizione vietati si trovano attualmente nel braccio della morte e rischiano l’esecuzione.
La pena di morte è usata come strumento di repressione del dissenso dalle autorità iraniane, con alti funzionari che chiedono procedure accelerate e pene “severe”. Questa strage di stato si ripete dal 2022, con l’inizio della rivolta Donna Vita Libertà, caratterizzata da processi accelerati e iniqui, viziati dall’uso della tortura. Le ricerche di Amnesty International dimostrano che gli arrestati a seguito delle proteste del gennaio 2026 sono stati sistematicamente sottoposti a sparizioni forzate, detenzione in isolamento, tortura e altri maltrattamenti per estorcere “confessioni” con la forza, spesso trasmesse in televisione. L’uso della pena di morte ha un impatto sproporzionato sulle minoranze oppresse, in particolare quelle afgana, baluca e curda.
Cosa chiede Amnesty
Amnesty International esorta il Capo della magistratura Gholamhossein Mohseni Ejei a fermare immediatamente tutte le esecuzioni programmate, annullare tutte le condanne a morte e istituire una moratoria ufficiale su tutte le esecuzioni, in vista della completa abolizione della pena di morte. Si chiede inoltre di consentire agli osservatori internazionali l’accesso ai luoghi di detenzione.
Sintesi dalla pagina ufficiale dell’appello su amnesty.it. Testo integrale al link in fondo. amnesty.it →
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